Grotte di Soprasasso: l'angolo di Luna nella Valle del Reno

Grotte di Soprasasso: come arrivare, percorso ad anello da Riola, difficoltà, dislivello e consigli per un trekking lunare vicino Bologna.

VIAGGI | TRAVELS

Rebecca P. & Raffaele F.

7/25/20267 min leggere

Grotte di Soprasasso: camminare sulla Luna senza lasciare l’Appennino bolognese

A prima vista viene quasi da chiedersi se qualcuno abbia preso un pezzo di Luna e l’abbia appoggiato, con una certa noncuranza, tra i boschi dell’Appennino bolognese. Le Grotte di Soprasasso sono fatte così: arrivano dopo una salita, qualche tratto nel verde e un po’ di sana fatica, poi si mostrano all’improvviso con le loro pareti bucherellate, le nicchie tonde e le forme che ricordano alveari, fondali marini o scenari da fantascienza.

Ci troviamo nei dintorni di Riola, frazione del comune di Vergato, a circa 50 chilometri da Bologna. Non sono grotte nel senso classico del termine, come quelle scavate dall’acqua dentro il calcare. Qui siamo davanti a fenditure e ripari naturali aperti in una grande parete di arenaria, modellata lentamente dall’alterazione della roccia. Le cavità tondeggianti che ricoprono le pareti vengono chiamate tafoni e sono il vero tratto distintivo del luogo.

La roccia risale a milioni di anni fa, quando in quest’area si trovava un profondo bacino marino. Oggi il risultato è un ambiente decisamente insolito: giallo, ruvido, pieno di ombre e piccoli anfratti. In alcuni punti sembra davvero di osservare la superficie di un altro pianeta, anche se basta voltarsi per ritrovare davanti agli occhi la Valle del Reno, i boschi e le cime dell’Appennino.

Il trekking alle Grotte di Soprasasso è una di quelle escursioni che funzionano perché hanno un po’ di tutto. C’è il sentiero nel bosco, il panorama, alcuni passaggi che richiedono attenzione e, soprattutto, c’è una meta capace di ripagare la salita. Non è la classica camminata in cui si procede per ore aspettando il punto interessante: il paesaggio cambia spesso e, avvicinandosi alle rocce, cresce anche la curiosità.

Dati tecnici, difficoltà e cosa mettere nello zaino

Considerando l’itinerario completo, il trekking alle Grotte di Soprasasso da Riola misura indicativamente una decina di chilometri. La distanza può cambiare leggermente in base alla traccia seguita, alle deviazioni e alla variante scelta per completare l’anello.

Il dislivello positivo è di circa 550 metri, mentre il tempo di cammino si aggira tra le 3 ore e 15 minuti e le 4 ore. A queste tempistiche vanno aggiunte le soste, che qui rischiano di diventare parecchie: fotografie, pranzo, esplorazione delle cavità e pause panoramiche. Per godersi il giro senza guardare continuamente l’orologio, meglio considerare almeno mezza giornata.

La difficoltà escursionistica è classificata E. Questo significa che il percorso è adatto a camminatori abituati ai sentieri, ma non va confuso con una passeggiata turistica. La traversata sotto le pareti presenta tratti stretti e ripidi, mentre l’accesso alla Grotta Buia raggiunge difficoltà superiori ed è consigliato solo a chi si muove con sicurezza su terreno impervio. Anche il tratto di rientro comprende discese decise e una piccola scalinata scavata nella roccia.

Servono scarpe da trekking con una suola che faccia presa. Nello zaino è indispensabile dell'acqua, qualcosa da mangiare, una giacca leggera, una torcia per chi desidera vedere l’interno della Grotta Buia e una traccia GPS scaricata offline. La segnaletica è presente, ma nel bosco è sempre meglio avere un riferimento in più.

Il periodo migliore per questa escursione nell’Appennino bolognese va dalla primavera all’autunno, evitando le ore più calde delle giornate estive. Dopo piogge intense il terreno può diventare fangoso e le rampe di accesso alle rocce molto scivolose. In inverno il sentiero resta affascinante e il bosco più aperto lascia filtrare maggiormente il panorama, ma gelo, neve o foglie bagnate possono aumentare la difficoltà. Prima di partire è sempre utile verificare il meteo e le condizioni aggiornate del percorso.

Come arrivare alle Grotte di Soprasasso da Bologna

Per arrivare alle Grotte di Soprasasso il punto di partenza che consigliamo è la stazione ferroviaria di Riola, raggiungibile con i treni che percorrono la linea Bologna–Porretta Terme. Si scende dal treno e, nel giro di pochi minuti, si è già con gli scarponi sul percorso. Una soluzione comoda, sostenibile e perfetta per chi non ha voglia di guidare al ritorno con le gambe stanche: proprio all’uscita della stazione, infatti, troverete le indicazioni per il giro ad anello.

Chi arriva in auto può seguire la statale SS64 Porrettana in direzione Sasso Marconi, Marzabotto e Vergato, proseguendo poi fino a Riola. Nei pressi della stazione si trovano aree in cui lasciare la macchina e iniziare il cammino. Prima della partenza conviene comunque controllare la disponibilità effettiva dei parcheggi e non lasciare il veicolo lungo accessi privati o strade strette.

Dalla stazione, situata a circa 251 metri di quota, si raggiunge la strada principale e si passa sotto il viadotto della Porrettana. Poco più avanti si attraversa la strada e si imbocca via della Quiete, dove si trovano le indicazioni del sentiero CAI 162 e dell’Anello del Soprasasso. Il nome della via promette bene; la pendenza iniziale, un po’ meno.

Esiste inoltre una versione più corta dell’escursione. Molti siti, compreso quello della regione Emilia Romagna, infatti, suggeriscono di salire in macchina fino a ridosso dell’ultima parte del sentiero, nel punto indicato su Maps come "Parcheggio per le Grotte di Soprasasso". Non è un vero parcheggio, si lascia l'auto in uno spiazzo a lato strada (c'è posto per non più di 3-4 macchine) e si imbocca subito il sentiero in salita seguendo le indicazioni "grotte di Soprasasso".

Il percorso ad anello da Riola: boschi, prati e borghi minuscoli

Superate le ultime case, l’asfalto lascia gradualmente spazio allo sterrato. Si sale verso Mondarca, si entra nel bosco e si continua seguendo il segnavia 162. Alcuni tratti sono abbastanza ripidi, soprattutto nella prima parte, ma il percorso alterna salite, brevi discese e traversi più tranquilli. Quando gli alberi si aprono, compaiono scorci sul Montovolo e sul profilo appuntito del Monte Vigese.

Raggiunta la località La Serra, a poco più di 400 metri di quota, si passa vicino agli edifici di un’azienda agricola e si continua lungo un costone. Poco dopo si incontra il punto in cui i due rami dell’anello si dividono. Seguendo la variante che sale verso Torziano, il sentiero continua tra boschi e radure fino alle case del piccolo borgo, a circa 550 metri di altitudine.

È qui che l’atmosfera comincia a cambiare: il sentiero si restringe, il terreno diventa più irregolare e le pareti rocciose si avvicinano. Si sale con alcuni tornanti nel bosco fino a raggiungere una cengia, cioè una sorta di terrazza naturale che corre tra due balze di arenaria. Non è un passaggio alpinistico, ma richiede passo fermo. In alcuni punti il sentiero è stretto e il versante scende ripidamente verso valle; chi soffre molto di vertigini potrebbe non trovarlo piacevole.

Non bisogna avere fretta: conviene rallentare, guardare dove si mettono i piedi e lasciare il telefono nello zaino almeno per qualche minuto. Le prime forme scavate nell’arenaria compaiono quasi senza preavviso: piccoli fori, superfici ondulate, nicchie sempre più profonde. È il segnale che la parte più attesa del è finalmente vicina.

Le grotte, i tafoni e quella strana sensazione di essere sulla Luna

La prima cavità più impegnativa da raggiungere è la Grotta Buia. L’ingresso si trova poco sopra il sentiero principale e richiede di affrontare una breve rampa terrosa, ripida e non sempre stabile. Questo tratto viene considerato più difficile rispetto al resto del percorso e può essere tranquillamente evitato. Non è necessario entrare in ogni cavità per apprezzare Soprasasso.

Chi decide di salire dovrebbe usare entrambe le mani, evitare il passaggio quando il terreno è bagnato e portare con sé una torcia. La Grotta Buia penetra nella parete per alcuni metri e, come suggerisce il nome, la luce naturale scompare abbastanza in fretta. L’interno è suggestivo incredibilmente suggestivo!

Proseguendo lungo la parete si raggiunge la Grotta dei Piatti, probabilmente il punto più riconoscibile e fotografato dell’intera escursione. È un grande antro triangolare, poco profondo, con le pareti ricoperte da cavità circolari e levigate. Alcune sembrano ciotole, altre piccoli crateri. Da qui nasce il nome della grotta e, inevitabilmente, anche il paragone con la Luna.

La luce entra lateralmente, rimbalza sull’arenaria e cambia il colore della parete nel giro di pochi minuti. Giallo chiaro, ocra, quasi arancione. Quando il sole viene coperto dalle nuvole, le cavità diventano più scure e profonde; quando torna a illuminare la roccia, l’intera volta sembra accendersi.

Con una breve salita si arriva sul contrafforte meridionale del Soprasasso, a circa 660 metri di quota. Da qui si apre una vista ampia sulla Valle del Reno e, nelle giornate limpide, lo sguardo può arrivare fino al massiccio del Corno alle Scale. Da una parte c’è il paesaggio lunare delle rocce, dall’altra l’Appennino verde che scende verso il fondovalle. Due scenari quasi incompatibili, separati da pochi passi.

Le Grotte di Soprasasso comprendono tre cavità principali: la Grotta Buia, la Grotta dei Piatti e la Grotta di Soprasasso. L’area è riconosciuta come geosito di rilevanza locale ed è inserita in un contesto naturale particolarmente delicato. Le forme dell’arenaria non sono indistruttibili. Meglio quindi evitare di arrampicarsi sui tafoni, staccare frammenti o incidere la roccia.

Il ritorno verso Riola e la voglia di restare ancora un po’

Dopo aver costeggiato le pareti, il sentiero supera una scalinata incisa nella roccia e sale sopra la balza. Il terreno rimane ripido ancora per un breve tratto, poi comincia la discesa. Si rientra nel bosco, si raggiunge una strada secondaria e si passa nei dintorni di Costonzo, dove si trova un’antica casa-torre oggi privata e non visitabile.

Poco più avanti il percorso torna al bivio incontrato durante l’andata, nei pressi della Serra. Da qui si ripercorre il sentiero verso Mondarca e Riola.

Per completare la giornata si possono raggiungere le vicine Grotte di Labante con il loro paesaggio modellato dall’acqua.
In alternativa si può visitare la vicina Rocchetta Mattei, tenendo presente che l’ingresso va normalmente prenotato. Vi suggeriamo il biglietto con tour guidato operato da GetYourGuide: scaricando infatti l'applicazione ed inserendo il codice ZAINOINDUE5 potrete inoltre beneficiare di uno sconto del 5% sulla prenotazione di questa e di tutte le altre esperienze disponibili.

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